Perché Civati

Perché scegliamo Giuseppe (Pippo) Civati

Qui sotto si riporta un post pubblicato su “Giardini Politici che racchiude ed esprime al meglio ed al massimo il motivo del titolo stesso non solo di questa pagina ma proprio della scelta e dell’impegno che assumiamo.

Abbraccio di Pippo

In molti mi domandano come mai, io, col mio passato, col mio retroterra politico, con la mia ferrea e consapevole convinzione nell’essere di sinistra, ho scelto di votare per Giuseppe Civati domenica 8 dicembre, alle primarie del PD.

Già, perchè? Perché Civati?
Sembrerebbe una domanda retorica ma in realtà non lo è.
Certo, sì, la sua proposta politica è la mia, è cucita addosso al mio modo di pensare e di sentire. E’ coerente alla mia idea di una sinistra che si proietta in un mondo cambiato profondamente ma che, al tempo stesso, conserva tutti i valori del passato. E’ in linea alla mia convinzione che sia indispensabile alla trasformazione di un grande Partito come il PD, da creatura ormai amorfa in organismo vivente e sano.

Ma pensando e ripensando, in questi ultimi giorni, ho capito con chiarezza perchè l’ho scelto, perchè lo voterò e lo farò con una convinzione talmente profonda che nessuno potrà mai più intaccare.
E la convinzione è completamente racchiusa nell’immagine qui sopra: il sentimento di Uomo e di Umanità di cui Civati è pervaso.

Non è una visione romantica, la mia, tantomeno lo è la sua ma è esattamente una convinzione, una consapevolezza di cui sono costituiti non solo i pensieri ma ogni singola cellula di cui siamo composti, ed anche un imprinting, un modo di sentire e di comprendere, di concepire (nel senso più stretto del termine), che per poter creare una società diversa, una società capace di formare individui sani e portatori di messaggi positivi, messaggi che sanno costruire generazioni forgiate nella consapevolezza ma non meno nella speranza, si debba partire dall’Uomo.

Può sembrare un’ovvietà, ma non lo è, a mio avviso.
Siamo sempre tesi ad occuparci di temi, di problemi, di argomentazioni politiche ma rarissimamente ci soffermiamo a pensare che solo formando un individuo capace di sentimento e di razionalità, possiamo arrivare a cambiare non una realtà, ma un Paese intero.

Questi ultimi vent’anni me l’hanno confermato ampiamente.
Ho patito moltissimo il degrado del genere umano nella realtà che viviamo.
Tutti hanno scandito proclami, lanciato anatemi, gridato allo scandalo per la pessima qualità dei rapporti umani, per lo scadimento verso il basso -che da basso si è tradotto in un abisso senza fine- dei valori umani.
Tutti hanno detto ma nessuno ha fatto. Nessuno si è intestato una battaglia importantissima tesa a rendere migliore una società intera che non è un’entità astratta bensì un insieme di esseri viventi accomunati da una serie di desideri, sogni, preoccupazioni, necessità, bisogni, dolori che ad un tratto si è vista incapace di condividerli, di trovare nell’altro solidarietà, vicinanza, calore.

Mi convinco ogni giorno di più che non sia stato un caso.
Volutamente si è svilita e annichilita, in questi ultimi decenni, la natura dell’essere umano.
L’aver voluto rafforzare, nelle persone, la chiusura in un individualismo ferreo e l’averle spinte pervicacemente all’isolamento, ha proprio mirato a impoverirne l’affettività.
E’ proprio in quella parte di noi, la sede di sentimenti come la solidarietà, la vicinanza, l’empatia. Queste sono tutte istanze fondamentali al creare coesione tra gli esseri umani.

Anche il fare politica risente di questo strappo creato nel tessuto affettivo delle persone: il non provare empatia, il non soffrire all’idea di tante ingiustizie e iniquità, di un dilagare della disuguaglianza, impedisce di sentire il bisogno di mettersi in gioco per ‘un altro’ in cui non ci si identifica.
Il sentimento di antipolitica che dilaga, attinge sì alla cattiva politica esercitata da chi ci rappresenta nelle Istituzioni ma solo come fase finale di un processo di impoverimento affettivo e morale, praticato fino all’abuso, sull’essere umano.

Come dicevo più sopra, ho sofferto molto questi anni in cui i cosiddetti buoni sentimenti venivano derisi e sviliti.
Siamo tutti consapevoli che chiunque si mettesse in gioco per gli altri, è stato visto e bollato come ‘sfigato’ nell’aiutare ‘sfigati’.
Si sono abusate, stuprate e mortificate quasi tutte le parole connesse alla bontà.
Il cinismo impera e, tra l’altro, un cinismo che ho visto insegnare a bambini di 7-8 anni e dagli stessi genitori, per non farne dei perdenti, al netto di una cultura cattolica ancora dilagante in certe aree del Paese.
Un vero abominio, per me.

Si è partiti dalle famiglie proprio perchè la società che si cerca in ogni modo di realizzare, necessita di modelli genitoriali che crescano individui incapaci di ribellione, privi di cultura, indifferenti alla bellezza se non quella esteriore, impermeabili a quel sentimento fondamentale all’evoluzione umana e alla costruzione di società con un livello di conflittualità bassissimo, come la compassione.

E ci sono riusciti, in larga parte.
Ma non tutto è perduto. E non lo è proprio grazie a Giuseppe Civati che oggi inizia a rappresentare un percorso, un modo di comunicare, un modo di ripensare a che Persone essere e che Persone creare.
La sua visione di poter formare Uomini capaci di pensiero, capaci di sentimento, anche attraverso la possibilità di attingere alla cultura millenaria di cui, noi Italiani siamo non abbastanza consapevolmente costituiti, è un primo quanto fondamentale passo.
Il suo modo di propagare speranza, di restituirla ad un’intera generazione di giovani cui è stata scientemente rubata, di ricostruirla per la mia generazione cui troppo spesso è stata spezzata, è IL modo per ripartire, ripartire a pensare a costruire Uomini.

E lo fa, certamente, attraverso quello che scrive nel suo documento congressuale.
Ma anche attraverso l’abbracciare la sua compagna e il dichiarare, senza reticenza o pudore alcuno, di esserne innamorato, e su un palco dinnanzi a migliaia di sguardi.
Ed ancora, il suo non aver timore di abbracciare un’amica con cui ha condiviso un percorso politico importante quanto difficoltoso.
Per tutto questo, sento che oltre a far germinare quei semi ricchi di speranza riesce ad essere particolarmente evocativo per noi che, invece, ci sentiamo orfani di quel modo di concepire l’Uomo, il mondo e quindi la politica.

Giorno dopo giorno, da che Giuseppe Civati si è messo in gioco, so che una speranza di costruire una nuova generazione di Uomini c’è e non è una speranza idealizzata ma consapevole.
E’ consapevole perché mi sono resa conto, man mano passano i giorni, che Giuseppe Civati insieme ad Elly Schlein e a tutto il gruppo che ha lavorato strenuamente per il progetto di Civati, portano avanti con tanto coraggio e passione, non una visione onirica e non un sogno ad occhi aperti, bensì un progetto concreto e razionale quanto appassionato.
Quando ragione e passione sono così in sinergia, quello che era irrealizzabile diviene realtà.
Non sarà domani, ma sarà.
E non è poco.

A Verona, il 13 dicembre 2015, a conclusione di “Italia POSSIBILE”

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